Compost del non Fare

Compost del non Fare

Compostaggio del non fare

Molte persone si relazionano al compostaggio con grande rituale. La dipendenza che si ha dal compost, per arricchire il terreno, ha fatto nascere molte ricette e molte tecniche e, tutte, richiedono notevole lavoro. Con l’agricoltura sinergica questa dipendenza si perde poiché andiamo a ricreare la fertilità di un suolo selvaggio.

Il nostro rapporto con il compostaggio diventa, quindi, semplicemente dare ai rifiuti organici un posto dove possano fermentare per trasformarsi in humus. Questo può essere fatto senza alcun lavoro. C’è il compostaggio dei templari, questo può essere chiamato il compostaggio del “non fare”.

Dove posizionarlo

Il luogo ideale sarebbe: - non troppo lontano dalla cucina (che rappresenta il fornitore quotidiano di rifiuti organici); al riparo dal vento e protetto dal sole (che potrebbero seccarlo troppo).

Come costruirlo

Un modo semplice ed economico per costruire un compostaggio è quello di usare delle pedane di carico (pallets o pancali). Si recuperano facilmente ai supermercati o grossi negozi.

In genere hanno una misura di cm 100 per 120 e basta unirne quattro per ottenere un buon cubo da compostaggio. Il materiale a nostra disposizione, il gusto e la fantasia ci potranno suggerire forme più piacevoli.

La superficie è proporzionale al numero di persone che lo alimentano e alla quantità di rifiuti organici prodotti. Un metro cubo di spazio è una buona misura per avere una valida fermentazione. Quando le persone sono tante possiamo allungare un lato della struttura. Questa organizzazione dello spazio ci permette di non doverlo rivoltare. Rivoltandolo, con calore e umidità possiamo ottenere del compost in tre settimane ma questo prevede, chiaramente, un notevole impegno di lavoro.

L’ideale sarebbe prevedere tre contenitori. In questo modo il primo viene riempito nel primo anno; l’anno successivo riposa e fermenta mentre si riempie il secondo e, quando si inizia il terzo, il primo è già pronto e può essere usato.

Per i tecnici del compost questo sarà troppo fatto (passato). Ma giacché non siamo dipendenti da questo per la fertilità del suolo, ciò che ci interessa è aver risolto il problema dello smaltimento dei rifiuti organici e l’humus ottenuto sarà più che buono da utilizzare per fare piantine in semenzaio Se ne abbiamo in abbondanza si può utilizzare nei buchi che ospiteranno piantine trapiantate o, al momento della semina, da stendere sulla superficie del terreno (senza interrarlo) sotto la pacciamatura.

Come si inizia

Il compost per funzionare bene -senza cattivo odore e senza insetti- ha bisogno di aria. Si comincia mettendo sul fondo materiale legnoso (ramaglie-30/40cm) che tarderà a decomporsi

Sopra si mettono carta e cartoni ma non in maniera piana come si fa nel bagno a secco per assorbire l’umidità. Qui il materiale assorbente bisogna metterlo in maniera che non impedisca all’aria di passare dal basso quindi la carta va appallottolata ed i cartoni fatti a pezzetti.

Sopra di questo mettiamo un buon strato di paglia. Per lo meno in questa fase sarebbe bene avere proprio paglia che apporta carbonio ed ha un volume che già contiene in se aria (importante per avere dei buoni microrganismi trasformatori) Il fieno sembra simile ma apporta più proteine che carbonio e tende a compattare.

A questo punto possiamo incominciare a svuotare i nostri secchi di residui di cucina. Nel fare questa operazione prestiamo attenzione a spargere il contenuto in modo che non faccia massa compatta (sempre per l’esigenza di avere più aria possibile che circoli) e copriamo ogni volta con paglia o segatura, trucioli, carta appallottolata, foglie, fieno…

Un compost che funziona bene non manda odore, non attira mosche e riduce continuamente il proprio volume. Se non è così vuol dire che qualcosa non va.

Le ragioni di un cattivo funzionamento possono essere:

  • Asfissia – sono stati messi troppi residui di cucina contenenti molti liquidi senza l’aggiunta di carbonio. Gli scarti umidi rilasciano molto azoto, il materiale secco (carta, paglia ecc.) apportano carbonio. Un buon equilibrio tra questi due componenti è indispensabile per un processo salutare.

  • Mancanza o eccesso di acqua :

  • - Se la massa non si riduce è perché manca acqua (il sole o il vento possono averlo seccato) quello che possiamo fare è semplicemente innaffiarlo (dovrebbe avere l’umidità di una spugna strizzata).

  • - Se invece manda cattivo odore e c’è presenza di mosche e moscerini vuol dire che c’è eccesso di acqua. Quello che possiamo fare, senza dover rimuovere è fare un buco con un bastone di lato alla base e un altro dall’alto in modo che si incontrino e quando tiriamo via i pali si è creato un camino. L’aria fa corrente e arriverà nel cuore del compost asciugandolo e risanandolo (a volte può essere necessario fare più di un buco). Se piove per molti giorni di seguito sarà bene riparare la struttura con una copertura impermeabile che non blocchi però la circolazione dell’aria. Il processo deve mantenersi aerobico, il compost ha bisogno di respirare..

Quando siamo al massimo della capienza lo copriamo bene con uno strato di paglia, segatura o lana. Questa copertura più spessa svolgerà anche la funzione di assorbire i gas liberati dalla fermentazione.

Ricordiamoci che questo non è un compost di compensazione, è molto più semplice ed è fatto per smaltire i rifiuti organici (tutti) e creare terriccio per il semenzaio.

Scuola Libera d'Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip

http://agrisinergica.altervista.org/

 

 

 

Contatti

info@agricolturaconsapevole.it

 

Dhara Janneke Gisolf
+39.345.7679861
Segreteria Trecastelli (AN)
+39.071.7959090

 

 

Seguici su Facebook

 

Newsletters